Tag: arte

a Caos Italia con Silece, speak the sea

Caos Italia. Politica, ambiente e società del “Bel paese”

Il 9 Novembre alle ore 17.00 presso il BUNKER di Villa Caldogno sarà inaugurata la mostra “Caos Italia. Politica, ambiente e società del Bel paese”, a cura di Massimo Casagrande.

La mostra è realizzata grazie al patrocinio del Comune di Caldogno e alla preziosa collaborazione di Dottor Clwon Italia.

Ospite d’eccezione lo scrittore e filosofo Filippo Cannizzo che presenterà il suo ultimo libro “Briciole di Bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro per il Bel Paese”. Mimesis edizioni.

Con Silece, speak the sea Paola Rizzi, pone ancora una volta l’attenzione all’ambiente. In un mare dove c’è sempre più plastica e meno predatori, si osserva da tempo un aumento delle meduse.  Questa la sintesi di un lavoro di osservazione fatto dall’autrice sulla costa dell’Adriatico nel 2017  attraverso il quale  dopo un’attento studio dei fenomeni di inquinamento è arrivata a  interpretare quanto trovato sull’arenile come una  silenziosa richiesta d’aiuto del mare.

Paratissima15 Torino con IO Esploro a cura di Erika Lacava

 

Gabriele Buratti, Davide Oddenino, Mauro Pinotti, Stefano Porfirio, Paola Rizzi

a cura di Erika Lacava

30 Ottobre – 3 Novembre 2019

sezione I.C.S.

PARATISSIMA Torino

Zaira, Cloe, Zenobia, Trude, Leonia… Quanto conta che le città di Calvino siano reali? Città in cui le case si confondono l’un l’altra, le strade e i negozi si equivalgono. La gente non si saluta, tutta identica a se stessa. Città che si rinnovano ogni giorno con acquisti sfolgoranti, che rovesciano sul bordo della strada gli avanzi di ieri. In questi scenari futuristici per un romanzo del 1972 ritroviamo le città di oggi, iper-globalizzate, con i centri appiattiti su un identico, unico modello di commercio possibile. Città che non si voltano indietro per valorizzare il proprio passato, intente solo alla sopravvivenza dell’oggi, nel disperato tentativo di salvare se stesse dal divenire nulla domani. In questa minaccia autodistruttiva di produzione e consumo ininterrotti, in cui riecheggia la fine del capitalismo secondo le teorie di Marx, se potessimo fermarci anche solo un istante potremmo vedere l’inizio della fine e trovare forse la via d’uscita. “Cercare”, per citare Italo Calvino, “e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. 

Le analisi dei cinque artisti si intrecciano in scenari ora apocalittici ora perfettamente descrittivi di una realtà postindustriale e postmoderna, che non ha più nell’uomo la sua misura, perché la misura ha sovrastato l’umano. Fin dove si estentono i confini dell’Impero? Dove inizia e finisce Pentesilea? Come nelle “Città invisibili” di Calvino, lo spettatore, nelle vesti di Kublai Khan, sarò portato a esplorare il suo stesso impero, su cui domina ma che non conosce realmente, attravero i resoconti degli artisti, novelli Marco Polo. 

“Casamenti pallidi che si danno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie in lamiera. Ogni tanto ai margini della strada un infittirsi di costruzioni dalle magre facciate, alte alte o basse basse come in un pettine sdentato, sembrano indicare che di là in poi le maglie della città si restringono”.

Il “Futuro semplice” di Mauro Pinotti, con i suoi edifici fitti in ferro arrugginito e cemento, si presenta come una città impenetrabile, chiusa ed eterna, deserta di ogni presenza umana. Perfettamente allineati in blocchi di casermoni o arroccati su alture improbabili, gli edifici di Pinotti sono corrosi dal tempo, mangiati dalle intemperie a cui, nonostante tutto, resistono. 

Ma come appaiono le nostre abitazioni viste dall’alto, da uno sguardo altro? Come differenziare una città dall’altra, una casa dall’altra, senza poterne vedere dall’interno l’aspetto? Quanto ci siamo uniformati l’uno all’altro, fino a rendere le nostre città blocchi di costruzioni fittizie, in cui una casa vale l’altra, una vita, forse, vale l’altra?

“I sobborghi che mi fecero attarversare non erano diversi da quegli altri, con le stesse case gialline e verdoline. Puoi riprendere il volo quando vuoi, mi dissero, ma arriverai a un’altra Trude”.

I lavori di Davide Oddenino, architetto, mostrano una prospettiva delle città presa dallo Zenit, una prospettiva meccanica, non umana, in cui svanisce ogni forma di differenziazione. Da questo punto di vista la città appare perfetta come in un gioco di costruzioni, astratta e affascinante come un quadro di Mondrian, ma per l’uomo sempre più inospitale.

E cosa resta del passato umano? Dove sono le tracce, la memoria?

“Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole”.

Le opere presentate da Paola Rizzi sono sequenze di porte di edifici abbandonati, dove il tempo dell’abitare resta solo come traccia lasciata sulle case. Muri scrostati, porte sbarrate, edera sui muri: abitazioni seriali, tutte simili l’una all’altra eppure così diverse per via di un particolare che sfugge all’occhio distratto. Abbiamo ancora la capacità di osservare, di riconoscere il particolare, di ricordare cosa rende un luogo unico e speciale? Le opere sono stampate su supporti murali, come affreschi, e su cemento poggiato su legno fossile, a sottolineare la traccia del tempo.

“Relegata per lunghe ere in nascondigli appartati, da quando era stata spodestata dal sistema delle specie ora estinte, l’altra fauna tornava alla luce dagli scantinati della biblioteca dove si conservano gli incunaboli, spiccava salti dai capitelli e dai pluviali, s’appollaiava al capezzale dei dormienti. Le sfingi, i grifi, le chimere, i draghi, gli ircocervi, le arpie, le idre, i liocorni, i basilischi riprendevano possesso della loro città”.

Grattacieli così grandi da oscurare il cielo li troviamo nei lavori di Gabriele Buratti, dove l’uomo lascia il posto all’animale, che imponente e libero gira su strade aperte tra le case e ora lasciate deserte, senza scopo. Come un ritorno della natura, un confronto tra specie viventi dove è l’uomo, definitivamente, a soccombere e la natura a ritornare.

La natura, per come la viviamo oggi, è un intervallo tra le città, una pausa di riflessione, un respiro tra le attività quotidiane. Non c’è coinciliazione possibile perché l’appetito dell’uomo è insaziabile.  La deforestazione, l’inquinamento che sta distruggendo non solo la natura, ma l’uomo stesso, ne causerà un giorno la scomparsa. 

“Tu mi rimproveri perché ogni mio racconto ti trasporta nel bel mezzo d’una città senza dirti dello spazio che s’estende tra una città e l’altra: se lo coprano mari, campi di segale, foreste di larici, paludi”.

Come contaminate da un virus letale, le radici degli alberi di Stefano Porfirio hanno mutato colore, divenendo rosso sangue, allargandosi al suolo come tentacoli turgidi e minacciosi. Come vene improvvisamente esplose, con un immenso allagamento del terreno circostante, come un’ernorme ferita della terra, gli alberi di Stefano Porfirio crescono come un cancro nelle foreste naturali, non lasciando più spazio al ciclo della vita. Soffocano, con il loro colore alieno, ogni crescita vegetale, rendendo impossibile la vita animale, e, da ultimo, quella dell’uomo.

art gallery:

https://artgallery.paratissima.it/ricerca/tutte-le-tipologie/tutti-i-prezzi/paola%20rizzi

link collegati:

https://www.mentelocale.it/torino/articoli/81575-multiverso-paratissima-ex-accademia-artiglieria-torino.htm

Urban Art – Milano Spazio Arnaout

In occasione della mostra artistica a Milano allo Spazio Arnaout espongo un nuovo concetto di lavoro le cui radici  si trovano in Opsis il lavoro presentato a Venezia.In questo nuovo progetto, lascio la carta fotografica per dare rilievo a questa opera attraverso materiali nuovi e ricercati, mi riferisco in modo particolare all’affresco digitale che in questo lavoro trova a mio avviso la sua collocazione espressiva, realizzato  artigianalmente dalla società’ Lizea appositamente per questa opera.

 

Testo criticoL’indagine fotografica di Paola Rizzi affonda le radici in   tematiche legate all’identità degli spazi urbani dimenticati per esplorare Il tempo e i ricordi  che sono ancora una volta i soggetti prediletti all’autrice, argomenti che ha affrontato piu’ volte anche nelle sue ricerche sociali. Questa volta l’aspetto caratterizzante del progetto si incentra sulle porte , passaggi metaforici di vita che nel trovare abbinamenti ai numeri civici induce  a considerare l’aspetto di come la vita sia in continuo movimento e non si ripeta mai uguale a se stessa. In sintesi , alla “porta” Paola affida il concetto di movimento da uno stato dell’essere ad un’altro e in questa nuova atmosfera che, secondo l’autrice, la memoria viene spinta  ad elaborare nuove tracce cosi’ da poterle trattenere come ricordo; ricordo che molto spesso viene affidato ai numeri.Ad ogni numero è associata una vibrazione particolare. La nostra esistenza stessa è scandita da numeri a cui siamo legati anche sotto forma di date, esistono un’infinità di numeri che trasmettono messaggi e ricordi. Ai due pezzi “interi”stampati su uno strato di affresco realizzato artigianalmente  si abbinano singole porte stampate su cemento da collezionare o regalare sapendo di offrire un pensiero unico.

 

IL MIO NOME E’…GIOCONDA Intrecci e feelings nell’arte delle donne

 

Con la serie “la coscienza della natura “ Paola Rizzi propone una sua interpretazione artistica riguardo il principio fondamentale di cambiamento “l’ambiente è una priorità,” l’essere umano e’ natura , la ragione che esplora gli spazi alla ricerca del vero e del giusto .Nel dialogo tra uomo e natura vi è l’urgenza di un’educazione geografica innovativa, connotata come autocoscienza della Terra. In questa serie di trittici traspare il concetto di presa di consapevolezza un primo passo verso un dialogo necessario per diventare «coscienti»: per capire i principi essenziali per sostenere l’intreccio della vita.

Comunicato Stampa:

IL MIO NOME E’…GIOCONDA

Intrecci e feelings nell’arte delle donne

Spazio b – Palazzo Sanseverino

Corso della Repubblica 19, 27029 Vigevano – PV

Nell’anno di Leonardo da Vinci l’icona che più rappresenta il personaggio poliedrico ed

emblematico del genio Vinciano è certamente la Gioconda. Il suo sorriso enigmatico, i molteplici

significati impliciti in questa opera misteriosa, il tributo che la storia dell’arte ha riservato in questi

secoli a Lisa Gherardini, in arte Monna Lisa, è oggi sinonimo di capolavoro, modello da imitare e

studiare continuando a ricercare verità ancora da scoprire. La Donna e la sua evoluzione nel lungo

il percorso storico che ci separa dal Rinascimento ai giorni nostri, sono al centro delle opere

esposte e del dibattito attorno a questa mostra presentata a Vigevano nei locali Spazio b, a partire

da sabato 30 marzo 2019. I punti di vista originali e i livelli diversi di interpretazione proposti dalle

artiste chiamate ad esibirsi in questa mostra, aprono orizzonti esplorativi alla contemporaneità

femminile e alla ricerca di territori formali e culturali che la condizione della Donna nel terzo

millennio pone oggi come prioritari. Performance, installazioni, opere, conferenze

accompagneranno il pubblico durante tutto il periodo espositivo, per animare, attraverso l’arte,

l’universo degli interessi e delle conoscenze sulla realtà della Donna contemporanea e del suo

“sentire” femminile.

La mostra, curata da Fortunato D’Amico, vede la partecipazione delle artiste:

 Silvia Capiluppi

 Montserrat Gomez Maya

 Raluca Andreea Hartea

 Elisa Marchesani

 Daniela Pellegrini

 Paola Rizzi

 Maria Francesca Rodi

 Collettivo il Nodo – La Chicca e le Sciure

IL MIO NOME E’…GIOCONDA

Intrecci e feelings nell’arte delle donne

dal 30 marzo al 14 aprile 2019

La mostra sarà inaugurata sabato 30 marzo 2019 alle ore 18.45

Spaziob – Corso della Repubblica 19, Vigevano

Orari: sabato e domenica ore 17 ‐ 19,30 ‐ Lunedi – venerdì su appuntamento

Per informazioni: 339 8435715 ‐ info.spaziob@gmail.com

 

titolo opera : Lulu’

stampa carta Fine Art Hahnemuhle Baritata

trittico|2019

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