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Paratissima15 Torino con IO Esploro a cura di Erika Lacava

 

Gabriele Buratti, Davide Oddenino, Mauro Pinotti, Stefano Porfirio, Paola Rizzi

a cura di Erika Lacava

30 Ottobre – 3 Novembre 2019

sezione I.C.S.

PARATISSIMA Torino

Zaira, Cloe, Zenobia, Trude, Leonia… Quanto conta che le città di Calvino siano reali? Città in cui le case si confondono l’un l’altra, le strade e i negozi si equivalgono. La gente non si saluta, tutta identica a se stessa. Città che si rinnovano ogni giorno con acquisti sfolgoranti, che rovesciano sul bordo della strada gli avanzi di ieri. In questi scenari futuristici per un romanzo del 1972 ritroviamo le città di oggi, iper-globalizzate, con i centri appiattiti su un identico, unico modello di commercio possibile. Città che non si voltano indietro per valorizzare il proprio passato, intente solo alla sopravvivenza dell’oggi, nel disperato tentativo di salvare se stesse dal divenire nulla domani. In questa minaccia autodistruttiva di produzione e consumo ininterrotti, in cui riecheggia la fine del capitalismo secondo le teorie di Marx, se potessimo fermarci anche solo un istante potremmo vedere l’inizio della fine e trovare forse la via d’uscita. “Cercare”, per citare Italo Calvino, “e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. 

Le analisi dei cinque artisti si intrecciano in scenari ora apocalittici ora perfettamente descrittivi di una realtà postindustriale e postmoderna, che non ha più nell’uomo la sua misura, perché la misura ha sovrastato l’umano. Fin dove si estentono i confini dell’Impero? Dove inizia e finisce Pentesilea? Come nelle “Città invisibili” di Calvino, lo spettatore, nelle vesti di Kublai Khan, sarò portato a esplorare il suo stesso impero, su cui domina ma che non conosce realmente, attravero i resoconti degli artisti, novelli Marco Polo. 

“Casamenti pallidi che si danno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie in lamiera. Ogni tanto ai margini della strada un infittirsi di costruzioni dalle magre facciate, alte alte o basse basse come in un pettine sdentato, sembrano indicare che di là in poi le maglie della città si restringono”.

Il “Futuro semplice” di Mauro Pinotti, con i suoi edifici fitti in ferro arrugginito e cemento, si presenta come una città impenetrabile, chiusa ed eterna, deserta di ogni presenza umana. Perfettamente allineati in blocchi di casermoni o arroccati su alture improbabili, gli edifici di Pinotti sono corrosi dal tempo, mangiati dalle intemperie a cui, nonostante tutto, resistono. 

Ma come appaiono le nostre abitazioni viste dall’alto, da uno sguardo altro? Come differenziare una città dall’altra, una casa dall’altra, senza poterne vedere dall’interno l’aspetto? Quanto ci siamo uniformati l’uno all’altro, fino a rendere le nostre città blocchi di costruzioni fittizie, in cui una casa vale l’altra, una vita, forse, vale l’altra?

“I sobborghi che mi fecero attarversare non erano diversi da quegli altri, con le stesse case gialline e verdoline. Puoi riprendere il volo quando vuoi, mi dissero, ma arriverai a un’altra Trude”.

I lavori di Davide Oddenino, architetto, mostrano una prospettiva delle città presa dallo Zenit, una prospettiva meccanica, non umana, in cui svanisce ogni forma di differenziazione. Da questo punto di vista la città appare perfetta come in un gioco di costruzioni, astratta e affascinante come un quadro di Mondrian, ma per l’uomo sempre più inospitale.

E cosa resta del passato umano? Dove sono le tracce, la memoria?

“Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole”.

Le opere presentate da Paola Rizzi sono sequenze di porte di edifici abbandonati, dove il tempo dell’abitare resta solo come traccia lasciata sulle case. Muri scrostati, porte sbarrate, edera sui muri: abitazioni seriali, tutte simili l’una all’altra eppure così diverse per via di un particolare che sfugge all’occhio distratto. Abbiamo ancora la capacità di osservare, di riconoscere il particolare, di ricordare cosa rende un luogo unico e speciale? Le opere sono stampate su supporti murali, come affreschi, e su cemento poggiato su legno fossile, a sottolineare la traccia del tempo.

“Relegata per lunghe ere in nascondigli appartati, da quando era stata spodestata dal sistema delle specie ora estinte, l’altra fauna tornava alla luce dagli scantinati della biblioteca dove si conservano gli incunaboli, spiccava salti dai capitelli e dai pluviali, s’appollaiava al capezzale dei dormienti. Le sfingi, i grifi, le chimere, i draghi, gli ircocervi, le arpie, le idre, i liocorni, i basilischi riprendevano possesso della loro città”.

Grattacieli così grandi da oscurare il cielo li troviamo nei lavori di Gabriele Buratti, dove l’uomo lascia il posto all’animale, che imponente e libero gira su strade aperte tra le case e ora lasciate deserte, senza scopo. Come un ritorno della natura, un confronto tra specie viventi dove è l’uomo, definitivamente, a soccombere e la natura a ritornare.

La natura, per come la viviamo oggi, è un intervallo tra le città, una pausa di riflessione, un respiro tra le attività quotidiane. Non c’è coinciliazione possibile perché l’appetito dell’uomo è insaziabile.  La deforestazione, l’inquinamento che sta distruggendo non solo la natura, ma l’uomo stesso, ne causerà un giorno la scomparsa. 

“Tu mi rimproveri perché ogni mio racconto ti trasporta nel bel mezzo d’una città senza dirti dello spazio che s’estende tra una città e l’altra: se lo coprano mari, campi di segale, foreste di larici, paludi”.

Come contaminate da un virus letale, le radici degli alberi di Stefano Porfirio hanno mutato colore, divenendo rosso sangue, allargandosi al suolo come tentacoli turgidi e minacciosi. Come vene improvvisamente esplose, con un immenso allagamento del terreno circostante, come un’ernorme ferita della terra, gli alberi di Stefano Porfirio crescono come un cancro nelle foreste naturali, non lasciando più spazio al ciclo della vita. Soffocano, con il loro colore alieno, ogni crescita vegetale, rendendo impossibile la vita animale, e, da ultimo, quella dell’uomo.

art gallery:

https://artgallery.paratissima.it/ricerca/tutte-le-tipologie/tutti-i-prezzi/paola%20rizzi

link collegati:

https://www.mentelocale.it/torino/articoli/81575-multiverso-paratissima-ex-accademia-artiglieria-torino.htm

Urban Art – Milano Spazio Arnaout

In occasione della mostra artistica a Milano allo Spazio Arnaout espongo un nuovo concetto di lavoro le cui radici  si trovano in Opsis il lavoro presentato a Venezia.In questo nuovo progetto, lascio la carta fotografica per dare rilievo a questa opera attraverso materiali nuovi e ricercati, mi riferisco in modo particolare all’affresco digitale che in questo lavoro trova a mio avviso la sua collocazione espressiva, realizzato  artigianalmente dalla società’ Lizea appositamente per questa opera.

 

Testo criticoL’indagine fotografica di Paola Rizzi affonda le radici in   tematiche legate all’identità degli spazi urbani dimenticati per esplorare Il tempo e i ricordi  che sono ancora una volta i soggetti prediletti all’autrice, argomenti che ha affrontato piu’ volte anche nelle sue ricerche sociali. Questa volta l’aspetto caratterizzante del progetto si incentra sulle porte , passaggi metaforici di vita che nel trovare abbinamenti ai numeri civici induce  a considerare l’aspetto di come la vita sia in continuo movimento e non si ripeta mai uguale a se stessa. In sintesi , alla “porta” Paola affida il concetto di movimento da uno stato dell’essere ad un’altro e in questa nuova atmosfera che, secondo l’autrice, la memoria viene spinta  ad elaborare nuove tracce cosi’ da poterle trattenere come ricordo; ricordo che molto spesso viene affidato ai numeri.Ad ogni numero è associata una vibrazione particolare. La nostra esistenza stessa è scandita da numeri a cui siamo legati anche sotto forma di date, esistono un’infinità di numeri che trasmettono messaggi e ricordi. Ai due pezzi “interi”stampati su uno strato di affresco realizzato artigianalmente  si abbinano singole porte stampate su cemento da collezionare o regalare sapendo di offrire un pensiero unico.

 

Il sentimento dell’IO mostra fotografica di Paola Rizzi

Si inaugura il 9 marzo alle ore 19,30 nell’esclusivo spazio espositivo delle Prigioni del Castello Sforzesco di Vigevano  la mostra fotografica “Il sentimento dell’IO”.  Nelle vecchie celle delle prigioni troveranno posto 36  dei 75 scatti realizzati per il progetto legato al libro ” un gelato per amore”di cui Maria Paola Colombo, scrittrice , scrive:.

“ questo libro è dedicato a noi donne, a quella bellezza che ci illumina il volto quando viviamo in libertà. Tutte le donne dovrebbero essere li- bere di scegliere per la propria vita, potendolo fare senza paura, con gioia. Il pensiero va a quel- le i noi che sono state – e sono ancora- obbligate, umiliate, distrutte da una violenza folle. Ma quel- lo stesso pensiero si allarga e ci raccoglie tutte: noi, figlie, mogli e madri, così naturalmente in- clini al sacrificio, a provvedere a tutto e a tutti, a rimandare a dopo e al domani i nostri bisogni” Paola Rizzi ha fotografato 75 donne che si sono offerte di essere ritratte dietro una vetrina utiliz- zata dalla fotografa come metaforico simbolo di protezione ancora oggi necessaria ad una donna diventando così loro stesse interpreti di libertà

Alla realizzazione del lavoro fotografico hanno contribuito 75 donne di tutte le età scelte attraverso inviti, open call o semplicemente fermate per strada. Donne, donne qualunque ritratte dietro ad una vetrina di una gelateria che diventa metafora di una continua necessità di protezione anche e sopratutto nei momenti per se.

Protezione che a Vigevano non tarda ad arrivare attraverso il contributo della Cooperativa Sociale Onlus Kore Centro Antiviolenza, che da anni è in prima linea non solo offrendo aiuto ma cercando di informare ed educare anche i piu’ giovani.

Ho voluto guardare a questo argomento con uno sguardo soave, pur sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione sull’universo femminile.

Il libro verrà presentato giovedì 8 marzo presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Ducale Vigevano direttamente da Roberta Colli e Massimiliano Scotti coautori e ideatori del progetto nato per raccogliere fondi per la Cooperativa Kore.

Sono estremamente felice di poter annunciare la straordinaria  presenza all’opening della mostra dell’artista Silvia Capiluppi che nell’accogliere il mio  invito mi ha consentito di condividere con me e Roberta  la passione per tutto il lavoro.

DATA E ORA

ven, 09 mar 2018, 19:30

dom, 18 mar 2018, 20:00

LOCALITÀ

Castello Sforzesco

20 Piazza Ducale

27029 Vigevano

Link collegati:

Eventa

Eventribe

eventinet

exibart

Award 2017

COMUNICATO STAMPA

WEDDINGS AWARDS 2017 by matrimonio.com

Paola Rizzi Photopierre riceve uno dei premi

Wedding Awards 2017 nella categoria Fotografia e

video

Anche quest’anno più di 47000 del paese si sono candidati per aggiudicarsi il prestigioso

premio.

I premi vengono assegnati tenendo in considerazione le opinioni lasciate dalle coppie di

sposi che hanno acquistato i loro servizi

I riconoscimenti, consultabili all’indirizzo www.matrimonio.com/wedding-awards aiutano

ogni anno le coppie a orientarsi e scegliere tra i vari fornitori al momento di organizzare il

matrimonio.

Vigevano, 21 Marzo 2017. – Paola Rizzi Photopierre di Pavia si è aggiudicata il premio Wedding Awards 2017

per la categoria Fotografia e video. Da quattro anni matrimonio.com assegna il prestigioso premio al fine di

riconoscere l’eccellente lavoro realizzato dalle aziende del settore nuziale nel nostro paese. ha ricevuto uno

dei premi Wedding Awards 2017 nella categoria Fotografia e video conferito annualmente da matrimonio.com,

con l’obiettivo di riconoscere l’eccellente lavoro realizzato dai fornitori del settore nuziale nel nostro Paese.

Anche quest’anno matrimonio.com, leader globale nel settore nuziale, ha assegnato i Wedding Awards alle

aziende e ai professionisti del settore nuziale basandosi esclusivamente sulle opinioni e le valutazioni delle

coppie che hanno usufruito del loro servizio.

Il concorso premia esclusivamente il 5% delle aziende che hanno ricevuto il maggior numero di opinioni in ogni

categoria, tra le più di 44.000 aziende presenti sul portale, basandosi principalmente sulle valutazioni del 2016 e considerando anche la continuità e la qualità del servizio offerto.

“Noi di matrimonio.com consideriamo le opinioni delle coppie appena sposate importantissime perché

testimoniano la loro esperienza con il fornitore scelto e per questo pensiamo che debbano essere proprio loro a valutare e premiare le aziende”, spiega Nina Perez, CEO di matrimonio.com. 18 le categorie dei premi, tra le principali: Banchetto, Catering, Fotografia e video. E in più: Musica, Auto Matrimonio, Trasporto, Partecipazioni, Bomboniere, Fiori e decorazioni, Animazione, Torte Nuziali, Sposa e accessori, Bellezza e benessere, Gioielleria, Luna di miele e altro.

Riguardo a Wedding Planner SL e matrimonio.com

Wedding Planner, S.L., società esercente di matrimonio.com e parte del gruppo WeddingWire, nacque per aiutare gli sposi

Earth Day (Giornata della Terra)

Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Gli ultimi miei progetti fotografici girano tutti intorno a questi aspetti, la necessità di documentare non solo il bello che l’ambiente naturale ci dona, ma soprattutto quello che giorno dopo giorno si impoverisce, ancora oggi l’incuria umana provoca gravi danni ambientali, per ultimo quello di Genova ma tanti e tanti altri episodi che non arrivano ad essere divulgati dai mass media su scala nazionale, toccano il territorio esserne a conoscenza ci aiuta ad avere maggiore coscienza e attenzione nei confronti di questa nostra terra.

Sono nati cosi’ lavori come “bereave” una denuncia contro lo sterminio dei rinoceronti ,  “survivor”per parlare della  plastica che ci sommergerà : nel 2050 gli oceani potrebbero contenere più  plastica che pesci, in termini di peso e altri ancora ne seguiranno, ogni scatto sarà la mia voce.

bereave |2016 50x50 ULTRASMOOTH FINE ART PAPER stampa a cura : Edo Bertona

bereave |2016
50×50 ULTRASMOOTH FINE ART PAPER
stampa a cura :
Edo Bertona

“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, ci accorgeremo che non si potrà mangiare il denaro. La nostra terra vale più del denaro. E durerà per sempre. Non verrà distrutta neppure dalle fiamme del fuoco. Fin che il sole splenderà e l’acqua scorrerà, darà vita a uomini e animali. Non si può vendere la vita degli uomini e degli animali; è stato il Grande Spirito a porre qui la terra e non possiamo venderla perché non ci appartiene. Possiamo contare il nostro denaro e bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa, ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia e i fili d’erba della nostra terra….

Citazione ” PIEDE DI CORVO – SIKSIKA – PIEDINERI

fonte: giornata della terra

 

Rime e rimandi fermoimmagine di parole di Giuse Iannello

Ho sempre pensato che quando la fotografia incontra altre forme espressive ne trae spesso beneficio, ma quando

l’incontro avviene con la parola, beh…si tratta di magia.

Essere tra i fotografi scelti da Giuse Iannello per il suo libro “Rime e Rimandi” lo ritengo non solo un piacere

ma un grande onore per la stima che riverso in Giuse che, guarda caso,  ho conosciuto proprio in occasione di

un bellissimo evento che ci aveva portato a far combaciare parole a immagini..

E,  in questo gioco di parole e fotogrammi che si intrecciano e parlano, mi trovo a mio agio.

Quando in un’immagine realizzata da un fotografo uno scrittore trova le sue parole, i suoi pensieri e le sue fantasie

è un momento non solo di “fusione” ma di grande armonia.

Grazie Giuse.

rime e rimandi

rime e rimandi

vendita libro

Giuse Iannello

 

project 365

PROJECT 365

Personale di Paola Rizzi CIVICO8galleria 26 settembre – 11 ottobre 2015

Quante cose accadono nell’arco di 365 giorni? Quante di quelle cose ricordiamo? Ma soprattutto, di quei 365 giorni, quanti ne abbiamo vissuti realmente? Siamo abituati a vivere in un mondo frenetico, in cui potremmo considerare il presente già come passato, poiché durante ogni attimo siamo già oltre. E, proprio a causa di questa velocità, non sappiamo vedere. Questa totale mancanza di capacità d’osservazione ci porta a scattare fotografie principalmente durante le vacanze, come se solo durante quei giorni di assoluta spensieratezza, divertimento e risate ci fosse davvero qualcosa da ricordare della nostra vita. Peccato siano solo una parte infinitesimale di tutte quelle emozioni che proviamo ogni giorno, di tutti quei piccoli eventi che accadono quotidianamente, e di tutti quei momenti che compongono la nostra storia. Quella vera. Paola Rizzi, dopo aver indagato a lungo sulla vita e sulle emozioni con altri cicli fotografici, arriva oggi a raccontare se stessa in 365 scatti, uno al giorno, nell’anno del suo cinquantesimo compleanno. Non sono soltanto autoritratti da cui potremmo dedurre come è cambiata l’artista in un anno, sotto il puro aspetto esteriore, ma sono scatti dell’anima in cui vengono immortalati attimi vissuti, oggetti che hanno catturato l’attenzione dei suoi occhi, emozioni fugaci o persistenti. Momenti, giorni, vite intere. Due possono essere i filoni tematici di questa personale fotografica: il tempo e il mezzo. Il protagonista del romanzo Revolutionary Road sostiene che la capacità di misurare e suddividere il tempo ci offre una quasi inesauribile fonte di consolazione: come se, misurando il tempo, potessimo trovare sollievo dal dolore dell’esistenza umana. dare un inizio e una fine alle emozioni, senza curarci di viverle realmente. Alquanto cinico. Gli scatti di Paola Rizzi, però, non vogliono essere strumenti di misurazione, ma testimoni di un tempo che è stato, pur portando i suoi effetti ancora nel tempo che è. Hic et nunc. Un anno, giorni passati, emozioni vissute e situazioni svanite che permettono al presente di essere tale, in continuo divenire. Cosa possiamo quindi definire presente? Ogni lasso di tempo non è altro che una nostra proiezione in vite diverse che non ci accorgiamo di vivere. Per questo, attraverso degli scatti potremo conoscere chi siamo stati e chi saremo. Il tema del mezzo è, invece, al centro delle più aspre discussioni tra fotografi: Paola Rizzi ha, infatti, utilizzato un comune smartphone per ognuno degli scatti in mostra. Molti dei fotografi legati ad una corrente di pensiero conservatrice, inorridirà al pensiero di scatti fotografici realizzati attraverso un così banale strumento tecnico, ma la realtà è che il vero fotografo lavora con il cuore , con la testa e con gli occhi, senza aver bisogno di sofisticati mezzi. Ciò che rende uno scatto unico, è la capacità di trasmettere a chi osserva la stessa emozione di chi ha scattato; di regalare a chi non c’era l’emozione di un attimo. Già alcuni anni fa la Magnum “l’agenzia delle agenzie” ha candidato come nuovo membro Michael Brown, uno dei più famosi fotogiornalisti che nel 2011 ha pubblicato un servizio fotografico su National Geographic Magazine, interamente realizzato attraverso il suo Iphone. E dunque, se la più importante agenzia fotografica approva l’evoluzione della fotografia con questi nuovi strumenti, come si può non pensare anacronistica una opposizione? Ciò che fa dell’uomo un fotografo è la capacità di cogliere quell’attimo in cui sta succedendo, e nella nostra quotidianità lo smartphone è l’oggetto che abbiamo sempre con noi. Certo, non possiamo immaginare di ottenere un uguale taglio dell’immagine, non possiamo pensare che un telefono possa sostituire una macchina fotografica, ma possono efficacemente coesistere. Non ci sarà uno strumento giusto ed uno sbagliato, ma due strumenti diversi. Migliaia di scatti diversi. Paola Rizzi, attraverso questa ardita mostra personale ha dimostrato come l’oggetto quotidiano possa farsi interprete della quotidianità. Come ciò che distingue un fotografo da tutti gli altri è la capacità di osservare e di raccontare, non lo strumento che utilizza. Paola Rizzi, come viene definita da un amico, è un cuore con un battito che fa click. Si rispecchia molto in questa definizione poiché nei suoi racconti fotografici ascolta sempre il cuore, che sia suo o di chi viene raccontato attraverso gli scatti. Si definisce una fotografa che guarda e che racconta. Da sempre ha amato la fotografia, ma solo quando tutto le è sembrato perduto, ha deciso di dedicare tutta se stessa a quest’arte, rinunciando a certe canoniche sicurezze.

Facebook evento

Nadir Magazine News

Galleria Civico 8

event

heyvent

 

…e ritorno al ritratto

Se nella fotografia ci sono molti aspetti in cui adoro cimentarmi,  sperimentare e giocare fino a perdere le radici,  senza ombra di dubbio il campo

della ritrattistica rimane quello che mi affascina piu’ di tutti,  forse la ragione di questa passione

risale veramente alla “mia notte dei tempi” a quelle vecchie fotografie di famiglia che mi hanno

accompagnato tutta la vita raccontandomi  qualcosa di me.

E’ grazie alla passione di un papà che probabilmente mi ha trasmesso nelle vene qualcosa di piu’

che del sangue,  che fotografo da sempre e da sempre ricerco volti per raccontare storie.

E’ il caso di Samuele.

Samuele appartiene ad un’altra epoca, non puo’ essere un contemporaneo, i suoi modi e la

sua gentilezza sono in ogni suo gesto, a volte ti sfiora persino il pensiero che potrebbe non essere di questa terra.

Il suo desiderio era quello di avere delle fotografie che raffigurassero la sua fisicità,  dopo duri mesi di allenamento

aveva raggiunto  una forma fisica perfetta , ma questo e’ diventato

ben presto, dal mio punto di vista un elemento  secondario, Samuele è altro…ed è li che mi sono soffermata un po’ di piu’

ad osservare.

Photofestival 2015 LETTO 425 (un caso disperato) di Paola Rizzi

Questo lavoro fotografico, nasce come ho detto gia’ piu’ volte  da un’esigenza personale, non  è stato cercato, non è stato pensato avevo solo bisogno di raccogliere tutto e forse, come spesso accade, la fotografia che nasce spontanea senza forzature è quella che arriva a destinazione di chi osserva senza tante parole. Selezionate ad una lettura portfolio da Antonio Grassi direttore artistico del Gruppo Gieffesse di Sesto San Giovanni, che ringrazio per l’invito, le 20 immagini che compongono il progetto saranno in mostra dal 6 al 27 giugno 2015 presso i locali della Civica Fototeca “Tranquillo Casiraghi”Villa Visconti d’Aragona – Via Dante 6 Sesto San Giovanni – Circuito Photoffestival Milano 2015

Photofestival Milano 2015

http://www.gieffesse.it/

Libro acquistabile online su BLURB

 

 

mostra sesto san giovanni

parole e immagini

Spesso capita  che alcuni testi mi suggeriscano delle immagini, a volte quelle parole rimango li

sospese nella testa e senza saperlo vado a cercarle con lo sguardo nella mia quotidianità come se avessi bisogno di

definirle di farle diventare delle fotografie.

Altre volte, succede l’ opposto,   parole che cercano immagini come se avessero bisogno di essere “viste” oltre che udite

ed in questi casi che due “voci” , due modi di raccontare diventano complementari si abbracciano fino a

diventare un’unico modo di dire le cose.

Una poesia di Giuse Iannello ha avvolto una mia fotografia e nel ringraziare Giuse per averla scelta tra le tantissime immagini che

viaggiano nel web, la ringrazio anche per avermela riportata alla memoria…adesso mi e’ impossibile pensarla separata dalle

sue parole.

 

UN TANGO NELL’ARIA
dei profumi d’estate si nutre
e rotola lento
sul tuo scialbo profilo.
Fragile e spento
nell’ombra della sera
è il fiore dell’ibisco
dalla breve vita,
che all’effimera beltà
mai si ribella.

Tu non hai vino, non hai erba,
non hai più illusioni
e molti giorni stanchi
sulle spalle.

Niente è rimasto
del tempo amaro
del tempo tenero
degli amori perduti.

Rimani nella musica
-fermo –
a fissare progetti mai nati
con lo sguardo assente
di chi non giudica,
ma indifferente osserva
lo spegnersi della fiamma,
d’ogni passione l’andare,
senza rimpianti, senza più rancore.

Giuse Iannello

http://giuseiannello.wix.com/giuse-iannello

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