Tag: paola rizzi

a Caos Italia con Silece, speak the sea

Caos Italia. Politica, ambiente e società del “Bel paese”

Il 9 Novembre alle ore 17.00 presso il BUNKER di Villa Caldogno sarà inaugurata la mostra “Caos Italia. Politica, ambiente e società del Bel paese”, a cura di Massimo Casagrande.

La mostra è realizzata grazie al patrocinio del Comune di Caldogno e alla preziosa collaborazione di Dottor Clwon Italia.

Ospite d’eccezione lo scrittore e filosofo Filippo Cannizzo che presenterà il suo ultimo libro “Briciole di Bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro per il Bel Paese”. Mimesis edizioni.

Con Silece, speak the sea Paola Rizzi, pone ancora una volta l’attenzione all’ambiente. In un mare dove c’è sempre più plastica e meno predatori, si osserva da tempo un aumento delle meduse.  Questa la sintesi di un lavoro di osservazione fatto dall’autrice sulla costa dell’Adriatico nel 2017  attraverso il quale  dopo un’attento studio dei fenomeni di inquinamento è arrivata a  interpretare quanto trovato sull’arenile come una  silenziosa richiesta d’aiuto del mare.

“tempus fugit”di Paola Rizzi a Paratissima15 Torino Spazio ICS IO ESPLORO

a cura di Erika Lacava

sezione I.C.S.

PARATISSIMA Torino

PAOLA RIZZI

Cosa resta del passato umano? Dove sono le tracce, la memoria?

“Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole”.

da “Le città e la memoria. 3”, Italo Calvino, “Le città invisibili”

Le opere presentate da Paola Rizzi sono sequenze di porte di edifici abbandonati, dove il tempo dell’abitare resta solo come traccia lasciata sulle case. Muri scrostati, porte sbarrate, edera sui muri: abitazioni seriali, tutte simili l’una all’altra eppure così diverse per via di un particolare che sfugge all’occhio distratto. Abbiamo ancora la capacità di osservare, di riconoscere il particolare, di ricordare cosa rende un luogo unico e speciale? Le opere sono stampate su supporti murali, come affreschi, e su cemento poggiato su legno fossile, stampate su pesanti cartoni intonacati a mano, a sottolineare la traccia del tempo.

Paratissima15 Torino con IO Esploro a cura di Erika Lacava

 

Gabriele Buratti, Davide Oddenino, Mauro Pinotti, Stefano Porfirio, Paola Rizzi

a cura di Erika Lacava

30 Ottobre – 3 Novembre 2019

sezione I.C.S.

PARATISSIMA Torino

Zaira, Cloe, Zenobia, Trude, Leonia… Quanto conta che le città di Calvino siano reali? Città in cui le case si confondono l’un l’altra, le strade e i negozi si equivalgono. La gente non si saluta, tutta identica a se stessa. Città che si rinnovano ogni giorno con acquisti sfolgoranti, che rovesciano sul bordo della strada gli avanzi di ieri. In questi scenari futuristici per un romanzo del 1972 ritroviamo le città di oggi, iper-globalizzate, con i centri appiattiti su un identico, unico modello di commercio possibile. Città che non si voltano indietro per valorizzare il proprio passato, intente solo alla sopravvivenza dell’oggi, nel disperato tentativo di salvare se stesse dal divenire nulla domani. In questa minaccia autodistruttiva di produzione e consumo ininterrotti, in cui riecheggia la fine del capitalismo secondo le teorie di Marx, se potessimo fermarci anche solo un istante potremmo vedere l’inizio della fine e trovare forse la via d’uscita. “Cercare”, per citare Italo Calvino, “e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. 

Le analisi dei cinque artisti si intrecciano in scenari ora apocalittici ora perfettamente descrittivi di una realtà postindustriale e postmoderna, che non ha più nell’uomo la sua misura, perché la misura ha sovrastato l’umano. Fin dove si estentono i confini dell’Impero? Dove inizia e finisce Pentesilea? Come nelle “Città invisibili” di Calvino, lo spettatore, nelle vesti di Kublai Khan, sarò portato a esplorare il suo stesso impero, su cui domina ma che non conosce realmente, attravero i resoconti degli artisti, novelli Marco Polo. 

“Casamenti pallidi che si danno le spalle in prati ispidi, tra steccati di tavole e tettoie in lamiera. Ogni tanto ai margini della strada un infittirsi di costruzioni dalle magre facciate, alte alte o basse basse come in un pettine sdentato, sembrano indicare che di là in poi le maglie della città si restringono”.

Il “Futuro semplice” di Mauro Pinotti, con i suoi edifici fitti in ferro arrugginito e cemento, si presenta come una città impenetrabile, chiusa ed eterna, deserta di ogni presenza umana. Perfettamente allineati in blocchi di casermoni o arroccati su alture improbabili, gli edifici di Pinotti sono corrosi dal tempo, mangiati dalle intemperie a cui, nonostante tutto, resistono. 

Ma come appaiono le nostre abitazioni viste dall’alto, da uno sguardo altro? Come differenziare una città dall’altra, una casa dall’altra, senza poterne vedere dall’interno l’aspetto? Quanto ci siamo uniformati l’uno all’altro, fino a rendere le nostre città blocchi di costruzioni fittizie, in cui una casa vale l’altra, una vita, forse, vale l’altra?

“I sobborghi che mi fecero attarversare non erano diversi da quegli altri, con le stesse case gialline e verdoline. Puoi riprendere il volo quando vuoi, mi dissero, ma arriverai a un’altra Trude”.

I lavori di Davide Oddenino, architetto, mostrano una prospettiva delle città presa dallo Zenit, una prospettiva meccanica, non umana, in cui svanisce ogni forma di differenziazione. Da questo punto di vista la città appare perfetta come in un gioco di costruzioni, astratta e affascinante come un quadro di Mondrian, ma per l’uomo sempre più inospitale.

E cosa resta del passato umano? Dove sono le tracce, la memoria?

“Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole”.

Le opere presentate da Paola Rizzi sono sequenze di porte di edifici abbandonati, dove il tempo dell’abitare resta solo come traccia lasciata sulle case. Muri scrostati, porte sbarrate, edera sui muri: abitazioni seriali, tutte simili l’una all’altra eppure così diverse per via di un particolare che sfugge all’occhio distratto. Abbiamo ancora la capacità di osservare, di riconoscere il particolare, di ricordare cosa rende un luogo unico e speciale? Le opere sono stampate su supporti murali, come affreschi, e su cemento poggiato su legno fossile, a sottolineare la traccia del tempo.

“Relegata per lunghe ere in nascondigli appartati, da quando era stata spodestata dal sistema delle specie ora estinte, l’altra fauna tornava alla luce dagli scantinati della biblioteca dove si conservano gli incunaboli, spiccava salti dai capitelli e dai pluviali, s’appollaiava al capezzale dei dormienti. Le sfingi, i grifi, le chimere, i draghi, gli ircocervi, le arpie, le idre, i liocorni, i basilischi riprendevano possesso della loro città”.

Grattacieli così grandi da oscurare il cielo li troviamo nei lavori di Gabriele Buratti, dove l’uomo lascia il posto all’animale, che imponente e libero gira su strade aperte tra le case e ora lasciate deserte, senza scopo. Come un ritorno della natura, un confronto tra specie viventi dove è l’uomo, definitivamente, a soccombere e la natura a ritornare.

La natura, per come la viviamo oggi, è un intervallo tra le città, una pausa di riflessione, un respiro tra le attività quotidiane. Non c’è coinciliazione possibile perché l’appetito dell’uomo è insaziabile.  La deforestazione, l’inquinamento che sta distruggendo non solo la natura, ma l’uomo stesso, ne causerà un giorno la scomparsa. 

“Tu mi rimproveri perché ogni mio racconto ti trasporta nel bel mezzo d’una città senza dirti dello spazio che s’estende tra una città e l’altra: se lo coprano mari, campi di segale, foreste di larici, paludi”.

Come contaminate da un virus letale, le radici degli alberi di Stefano Porfirio hanno mutato colore, divenendo rosso sangue, allargandosi al suolo come tentacoli turgidi e minacciosi. Come vene improvvisamente esplose, con un immenso allagamento del terreno circostante, come un’ernorme ferita della terra, gli alberi di Stefano Porfirio crescono come un cancro nelle foreste naturali, non lasciando più spazio al ciclo della vita. Soffocano, con il loro colore alieno, ogni crescita vegetale, rendendo impossibile la vita animale, e, da ultimo, quella dell’uomo.

art gallery:

https://artgallery.paratissima.it/ricerca/tutte-le-tipologie/tutti-i-prezzi/paola%20rizzi

link collegati:

https://www.mentelocale.it/torino/articoli/81575-multiverso-paratissima-ex-accademia-artiglieria-torino.htm

Paola Rizzi vuole ritrarre i quota100!

Nell’aprile 2019 in Italia  è entrato in funzione un nuovo strumento per poter andare in pensione  la “Quota 100″  funziona piu’ meno così:  se sommando l’età anagrafica a quella relativa agli anni di contributi versati si ottiene 100  si puo’ anticipatamente  accedere alla  pensione, io,  logicamente, ho sintetizzato in maniera brutale, in fin dei conti mi occupo di fotografia, questa era solo una piccola premessa per giustificare il titolo del lavoro fotografico nato per caso  non tanto,  per documentare chi sono i  “quota100”, ma cosa hanno fatto e che vuoto lasciano.  I primi due soggetti che hanno acconsentito ad essere fotografati sono persone che mi hanno accompagnato  per moltissimi anni della loro vita con la loro professionalità e che io non voglio dimenticare.  Questo pensiero ha fatto nascere in me il desiderio di far si che il loro ricordo andasse oltre al mio. Si ricordano cantanti , scrittori, pittori per quello che ci lasciano ma la gente comune? Quella che poi comune non lo è mai…

Sara’ difficile passare dal Viale Mazzini di Vigevano e non pensare a Pietro che per 27 anni ha gestito il distributore di benzina vicino alla Stazione Ferroviaria, come lo sarà,  passeggiare tra le vie del centro senza immaginarsi l’ombra di Paolo che per oltre 40 anni  ha ricoperto l’incarico di responsabile dei servizi del Comune di Vigevano, per me lui era una sorte di  moderno (si fa per dire) , feudatario.

Solo il pensiero che attraverso  un ritratto fotografico  potrò renderli eternamente presenti nei ricordi  di  tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerli per me è una gioia.

Non so quante altre persone entreranno a far parte di questo progetto gratuito ma sarei felice di averli tutti, almeno quelli di Vigevano.

 

 

 

Urban Art – Milano Spazio Arnaout

In occasione della mostra artistica a Milano allo Spazio Arnaout espongo un nuovo concetto di lavoro le cui radici  si trovano in Opsis il lavoro presentato a Venezia.In questo nuovo progetto, lascio la carta fotografica per dare rilievo a questa opera attraverso materiali nuovi e ricercati, mi riferisco in modo particolare all’affresco digitale che in questo lavoro trova a mio avviso la sua collocazione espressiva, realizzato  artigianalmente dalla società’ Lizea appositamente per questa opera.

 

Testo criticoL’indagine fotografica di Paola Rizzi affonda le radici in   tematiche legate all’identità degli spazi urbani dimenticati per esplorare Il tempo e i ricordi  che sono ancora una volta i soggetti prediletti all’autrice, argomenti che ha affrontato piu’ volte anche nelle sue ricerche sociali. Questa volta l’aspetto caratterizzante del progetto si incentra sulle porte , passaggi metaforici di vita che nel trovare abbinamenti ai numeri civici induce  a considerare l’aspetto di come la vita sia in continuo movimento e non si ripeta mai uguale a se stessa. In sintesi , alla “porta” Paola affida il concetto di movimento da uno stato dell’essere ad un’altro e in questa nuova atmosfera che, secondo l’autrice, la memoria viene spinta  ad elaborare nuove tracce cosi’ da poterle trattenere come ricordo; ricordo che molto spesso viene affidato ai numeri.Ad ogni numero è associata una vibrazione particolare. La nostra esistenza stessa è scandita da numeri a cui siamo legati anche sotto forma di date, esistono un’infinità di numeri che trasmettono messaggi e ricordi. Ai due pezzi “interi”stampati su uno strato di affresco realizzato artigianalmente  si abbinano singole porte stampate su cemento da collezionare o regalare sapendo di offrire un pensiero unico.

 

IL MIO NOME E’…GIOCONDA Intrecci e feelings nell’arte delle donne

 

Con la serie “la coscienza della natura “ Paola Rizzi propone una sua interpretazione artistica riguardo il principio fondamentale di cambiamento “l’ambiente è una priorità,” l’essere umano e’ natura , la ragione che esplora gli spazi alla ricerca del vero e del giusto .Nel dialogo tra uomo e natura vi è l’urgenza di un’educazione geografica innovativa, connotata come autocoscienza della Terra. In questa serie di trittici traspare il concetto di presa di consapevolezza un primo passo verso un dialogo necessario per diventare «coscienti»: per capire i principi essenziali per sostenere l’intreccio della vita.

Comunicato Stampa:

IL MIO NOME E’…GIOCONDA

Intrecci e feelings nell’arte delle donne

Spazio b – Palazzo Sanseverino

Corso della Repubblica 19, 27029 Vigevano – PV

Nell’anno di Leonardo da Vinci l’icona che più rappresenta il personaggio poliedrico ed

emblematico del genio Vinciano è certamente la Gioconda. Il suo sorriso enigmatico, i molteplici

significati impliciti in questa opera misteriosa, il tributo che la storia dell’arte ha riservato in questi

secoli a Lisa Gherardini, in arte Monna Lisa, è oggi sinonimo di capolavoro, modello da imitare e

studiare continuando a ricercare verità ancora da scoprire. La Donna e la sua evoluzione nel lungo

il percorso storico che ci separa dal Rinascimento ai giorni nostri, sono al centro delle opere

esposte e del dibattito attorno a questa mostra presentata a Vigevano nei locali Spazio b, a partire

da sabato 30 marzo 2019. I punti di vista originali e i livelli diversi di interpretazione proposti dalle

artiste chiamate ad esibirsi in questa mostra, aprono orizzonti esplorativi alla contemporaneità

femminile e alla ricerca di territori formali e culturali che la condizione della Donna nel terzo

millennio pone oggi come prioritari. Performance, installazioni, opere, conferenze

accompagneranno il pubblico durante tutto il periodo espositivo, per animare, attraverso l’arte,

l’universo degli interessi e delle conoscenze sulla realtà della Donna contemporanea e del suo

“sentire” femminile.

La mostra, curata da Fortunato D’Amico, vede la partecipazione delle artiste:

 Silvia Capiluppi

 Montserrat Gomez Maya

 Raluca Andreea Hartea

 Elisa Marchesani

 Daniela Pellegrini

 Paola Rizzi

 Maria Francesca Rodi

 Collettivo il Nodo – La Chicca e le Sciure

IL MIO NOME E’…GIOCONDA

Intrecci e feelings nell’arte delle donne

dal 30 marzo al 14 aprile 2019

La mostra sarà inaugurata sabato 30 marzo 2019 alle ore 18.45

Spaziob – Corso della Repubblica 19, Vigevano

Orari: sabato e domenica ore 17 ‐ 19,30 ‐ Lunedi – venerdì su appuntamento

Per informazioni: 339 8435715 ‐ info.spaziob@gmail.com

 

titolo opera : Lulu’

stampa carta Fine Art Hahnemuhle Baritata

trittico|2019

Let it snow | VisioniAltre, Venezia

In occasione della mostra presentata a Venezia presso la GalleriaVisioniAltre ho presentato

il primo passo verso una ricerca che poi mi ha portato allo sviluppo di un lavoro ricercato sulle

porte e gli spazi urbani abbandonati.

Titolo dell’Opera: Opsis

dimensioni: 25x60cm tecnica: quadrittico

stampa fine art baryta (copia unica realizzata per Let Is snow)anno: 2018

prezzo di vendita al pubblico: 400,00

citazione: A me piace prendere il Natale un pò alla volta, per tutto l’anno. E

perciò mi lascio trasportare fino ad arrivare alle vacanze -lascio che mi

colgano di sorpresa- svegliandomi un bel giorno e dicendo improvvisamente

a me stessto: “Caspita, questo è il giorno di Natale!”(Ray Stannard Baker)

 

Rassegna stampa:

http://www.arte.it/calendario-arte/venezia/mostra-let-it-snow-56909

Amore, sostantivo plurale |Before The Flood – Punto di non ritorno

Quando Erika Lacava propose questa mostra mi incuriosì’  molto titolo e, l’amore inteso nelle sue totali e piu’ ampie visioni, poter esprimere il proprio concetto e idea di amore attraverso la fotografia già un’emozione. Nasce cosi’ questo piccolo trittico nel quale ho voluto provare a contaminare l’immaginefotografica attraverso il metodo  shibori ,  un’antica tecnica giapponese per la tintura dei tessuti ancora poco conosciuta in Occidente. Nello shibori i tessuti vengono legati e manipolati, oppure protetti in altri modi, prima di venire immersi nel bagno di tintura, cosi’ ho fatto con la stampa fotografica realizzata in questo caso specifico su una speciale carta di riso. Ricercavo la casualità di quei segni che avrebbero intaccato l’immagine per sempre.

Nelle parole di Marco Bisotti , che prendo in prestito si sintetizza il mio modo di vedere l’amore , quello vero, quello che travolge “Credo che l’amore abbia un punto di non ritorno, un punto che una volta varcato non ci permette di tornare indietro. E’ in quel preciso istante che ci si spoglia dei vestiti razionali e ci si tuffa in mare, dimenticando il salvacuore, anche se non sappiamo nuotare. E forse quel punto ogni volta diventa l’incoscienza più preziosa della nostra vita”

La luna blu Marco Bisotti

COMUNICATO STAMPA

AMORE, SOSTANTIVO PLURALE

a cura di Erika Lacava 14 – 17 Marzo 2019

Inaugurazione: giovedì 14 Marzo, ore 18.30

Arnaout Spazio Arte

Viale Abruzzi 90, Milano MM1-MM2 Loreto

Giovedì 14 Marzo alle ore 18.30, presso Arnaout Spazio Arte, Milano, inaugura la mostra “Amore, sostantivo plurale” a cura di Erika Lacava.

Frutto di una riflessione sui significati plurimi della parola “amore”, indagati e isolati da 20 artisti scelti per le loro caratteristiche differenti, la mostra si propone di rappresentare, attraverso la dialettica di differenza e ripetizione cara a Deleuze, la difformità contenuta all’interno di una singola parola usata abitualmente nei suoi significati differenti, tutti rappresentanti sentimenti immensi.

Dall’amore nel senso tradizionale per il proprio compagno/a, alla sua estensione in senso fisico, scisso da quello affettivo, nel sesso. Dall’amore che diventa possesso e a volte violenza, all’amore invece idealizzato, platonico e sospirato. Dall’amore incondizionato per i figli, di una tenerezza infinita, all’amore per il prossimo. Dall’amore divino per il creato a quello per le proprie passioni, fino all’amor proprio che è rispetto e dignità di sé.

Così come significati così diversi sono racchiusi in un solo e unico lemma, il parametro comune alle differenti opere presentate è la cornice, modello Ikea Ribba, eletta contenitore il più neutro possibile e reperibile in un negozio dalla diffusione più ampia possibile, atta a ospitare contenuti quanto più differenti. Grazie all’uniformità della cornice e alla sua ripetizione modulare, emerge ancor più chiara la differenza tra i singoli autori, rafforzata nel ritmo dalla disposizione in verticale delle opere in dittici o trittici.

Passare in rassegna le file di opere sarà come scorrere le righe di un dizionario alla voce“amore”, fermandosi a riflettere su ogni singolo significato proposto.

Amore, creatura fragile e delicata, simile alle piccole lune di Michela Baldi, una sospesa, come l’equilibro precario dell’amore, e una parzialmente velata di rosso, come un sentimento protetto e parzialmente mostrato. Impermanente come l’haiku del poeta e mistico Moritake che giace nel palmo della mano di Lia Bottanelli, correndo lungo le linee del cuore, della testa e della vita, in dittico con le definizioni del termine “carezza” di J.P. Sartre.

Il prendersi cura è il sostenere l’altro su di sé e tenere la sua anima tra le mani per il giovaneFederico Montesano, mentre l’amore totale, senza limiti, dell’artista veneto Giulio Malfer è una ragazza dai capelli corvini che riempie lo spazio con i suoi seni abbondanti e non lascia scampo al pensiero razionale. Luisa Cittone, illustratrice, rende con pochi tratti di grafite la tensione erotica dei corpi abbracciati, mentre quelli ritagliati e incollati dall’artista romano Mauro Molinari sono quasi trasformati e sfigurati in piatte figure bidimensionali. Amore in bilico tra ideale e passionale è invece quello rappresentato dalla toscana Elisa Zadi, in un dittico ispirato all’”Amor Sacro e Amor

Profano” di Tiziano, legato con un filo rosso-amore a simboleggiare il legame, non sempre intuito ma inscindibile, tra questi due aspetti dell’amore.

L’amore è un giardino” è il titolo delle opere a quattro mani della ceramista Margrieta Jeltema e della fashion designer Valeria Chernova che propongono giardini di delizie in stile rococò dai dettagli finissimi, con vasi, fiori e uccelli appollaiati sui rami, paesaggio ideale per gli sguardi sognanti dei “giardini platonici” del torinese Daniele Bianco che raccontano di spazi recintati e protetti dal mondo, a cui solo gli amanti possono accedere.

Il trittico di fotografie delle acque piegate e riaperte, in cui ci si tuffa senza il “salvacuore”, lasciano la traccia rossa dei ricordi nelle opere della fotografa Paola Rizzi, mentre nelle opere di Simonetta Testa l’amore tesse lunghi grovigli di fili intorno e dentro le immancabili lettere d’amore, nelle differenti fasi dell’innamoramento, della passione e del per sempre. Lo squalo, la manta e il serpente della giovane artista Giulia Lazzaron, disegnati nell’oceano del suo occhio ingrandito, mostrano quanto un microcosmo possa somigliare a un universo, e il suo amore per il creato, mentre l’amore fraterno compare nella coppia di lavori del trevisano Stefano Martignago in un abbraccio di umanità tra due senzatetto addormentati.

Opere che vanno oltre il limite della cornice sono la grande scultura di Marisa Vanetti, inno a un amore incondizionato, trasversale, transgender, trans-umano, al di là delle differenze di genere, di razza umana o animale, minerale e vegetale, e le piccole lanterne in ferro forato di Mauro Pinotti, che, dandosi luce a vicenda, danno origine a un amore.

Il pane ricamato di Camilla Marinoni propone la forma anatomica del cuore, organo centrale della vita e delle passioni, così come il pane è alimento quotidiano delle nostre vite. Fortemente simbolica anche l’opera “Confini” dell’artista sarda Maria Jole Serreli, una frattura in un piatto che non può più essere sanata, e resta lì, a segnare il limite delle reciproche vite, che un nuovo filo ha provveduto a ricucire, ognuna individualmente.

Paola Pietrogrande sceglie invece per un’installazione a soffitto la forma-simbolo inflazionata del cuore per rendere il concetto universale di astrazione, ma scomponendola in tasselli che indicano il battito e il respiro dell’amore. Fuori formato, infine, il trittico dell’artista siciliana Milena Nicosia, metafora del sentimento di amore e odio per la sua terra, nella nostalgia di fiori che si trasformano in rovi a minacciare il suo vestito da bambina, e il quadro astratto di Marta Bonaventura, rosso come il colore comunemente legato al sentimento dell’amore.

Venerdì 15 Marzo alle 18.30 sarà ospite in un evento collaterale alla mostra Alice Zannoni, autrice di “L’arte contemporanea spiegata a mia nonna”, che racconterà al pubblico il suo particolare rapporto di amore con nonna Zita che ha dato origine al libro.

La mostra resterà aperta fino a Domenica 17 Marzo con i seguenti orari:

Ven-Sab-Dom: ore 11.00-13.00 e 15.30-18.30 Altri orari su appuntamento

Viale Abruzzi 90, Milano

UFFICIO STAMPA:

www.m2fcommunication.it m2fcommunication@gmail.com

Before The Flood – Punto di non ritorno
A vedere il mare portaci chi ti sa capire senza parlarestampa su carta di riso 24×24 cm dipinto a china

 

Il sentimento dell’IO mostra fotografica di Paola Rizzi

Si inaugura il 9 marzo alle ore 19,30 nell’esclusivo spazio espositivo delle Prigioni del Castello Sforzesco di Vigevano  la mostra fotografica “Il sentimento dell’IO”.  Nelle vecchie celle delle prigioni troveranno posto 36  dei 75 scatti realizzati per il progetto legato al libro ” un gelato per amore”di cui Maria Paola Colombo, scrittrice , scrive:.

“ questo libro è dedicato a noi donne, a quella bellezza che ci illumina il volto quando viviamo in libertà. Tutte le donne dovrebbero essere li- bere di scegliere per la propria vita, potendolo fare senza paura, con gioia. Il pensiero va a quel- le i noi che sono state – e sono ancora- obbligate, umiliate, distrutte da una violenza folle. Ma quel- lo stesso pensiero si allarga e ci raccoglie tutte: noi, figlie, mogli e madri, così naturalmente in- clini al sacrificio, a provvedere a tutto e a tutti, a rimandare a dopo e al domani i nostri bisogni” Paola Rizzi ha fotografato 75 donne che si sono offerte di essere ritratte dietro una vetrina utiliz- zata dalla fotografa come metaforico simbolo di protezione ancora oggi necessaria ad una donna diventando così loro stesse interpreti di libertà

Alla realizzazione del lavoro fotografico hanno contribuito 75 donne di tutte le età scelte attraverso inviti, open call o semplicemente fermate per strada. Donne, donne qualunque ritratte dietro ad una vetrina di una gelateria che diventa metafora di una continua necessità di protezione anche e sopratutto nei momenti per se.

Protezione che a Vigevano non tarda ad arrivare attraverso il contributo della Cooperativa Sociale Onlus Kore Centro Antiviolenza, che da anni è in prima linea non solo offrendo aiuto ma cercando di informare ed educare anche i piu’ giovani.

Ho voluto guardare a questo argomento con uno sguardo soave, pur sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione sull’universo femminile.

Il libro verrà presentato giovedì 8 marzo presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Ducale Vigevano direttamente da Roberta Colli e Massimiliano Scotti coautori e ideatori del progetto nato per raccogliere fondi per la Cooperativa Kore.

Sono estremamente felice di poter annunciare la straordinaria  presenza all’opening della mostra dell’artista Silvia Capiluppi che nell’accogliere il mio  invito mi ha consentito di condividere con me e Roberta  la passione per tutto il lavoro.

DATA E ORA

ven, 09 mar 2018, 19:30

dom, 18 mar 2018, 20:00

LOCALITÀ

Castello Sforzesco

20 Piazza Ducale

27029 Vigevano

Link collegati:

Eventa

Eventribe

eventinet

exibart

Il volto e l’anima -mostra fotografica dal 9 al 30 dicembre

Il volto e l’anima, una storia iniziata alcuni anni fa, un progetto fotografico durato mesi al quale sono molto legata

dopo una lenta realizzazione e un lunghissimo periodo durante il quale è rimasto praticamente inedito, verrà esposto dal 9 al 30 dicembre

presso a Sesto San Giovanni presso la Civica Fototeca Nazionale della Villa Visconti d’Argogna in una mostra curata dall’Associazione Fotografica Gieffesse

Durante l’inaugurazione  che si terrà presso la Villa il  9 dicembre alle ore 17 verrà presentato la mia prima monografia “attraverso i miei occhi”

Wine Break a cura di Drogheria Egidi Enoteca

Apertura mostra. Orari: Mar/Ven 10.30 – 18.00 – Sabato 10.30 – 17.45 – Dom/Lun Chiuso.

INFO CIVICA FOTOTECA “TRANQUILLO CASIRAGHI” – Tel. 02 2496 8810-8800 – fototeca.sesto@csbno.net

link: gieffesse

http://www.gieffesse.it/beta/paola-rizzi

 

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it. Ok